Fuoco Terra Aria Acqua in noi

 

C’è un detto che recita così: “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”.

 

Credo che in queste parole sia racchiusa una grande verità ed oggi vorrei condividerla con voi.

 

 

Quando desideriamo qualcosa, sia essa il compiere certi studi, svolgere una specifica professione o semplicemente la voglia di destinare  parte del nostro tempo ad un’attività che tanto ci piace, ci stiamo muovendo sul piano della volontà, ovvero in quella dimensione all’interno della quale il nostro centro vuole espandersi verso l’esterno. A guidarci un impulso, una forza centrifuga che ci spinge verso un altro piano, quello del fare.

 

Alla volontà segue infatti l’azione o almeno così dovrebbe. Ma procediamo per parti.

 

 

La volontà trae nutrimento da una delle quattro forze che ci governano: il fuoco. Il fuoco è l’elemento che scalda, che crea un moto di crescita e che fornisce quell’energia che, manifestandosi come luce, genera qualcos’altro. 

 

 

 

La nostra capacità di agire si rifà invece all’elemento terra che viene a parlarci del nostro essere entità concrete, con le mani in pasta come piace dire a me. Lavoratori, costruttori della propria vita, artigiani, produttori di materia fisica ed economica.

 

Nel bambino piccolo questa unione sequenziale è molto evidente. Il piccino vedendo una torre fatta di cubi, sente il desiderio di avvicinarsi ad essa e un attimo dopo…oplà, con una manina la butta giù.

 

Nell’adulto le cose vanno diversamente perché il “grande” è un essere che dalla tenera infanzia è stato soggetto a tutta una serie di condizionamenti -familiari, sociali e culturali - che hanno remato contro il mantenimento di questa unione.

 

Con “l’evoluzione involutiva” a suon di “non fare così, stai attento, non toccare” viene fin troppo spesso a essere minata quella parte così importate della nostra vita che altro non è che l’esperienza. Il fare esperienza, provare da sé, osservarsi artefici di ciò che si è fatto senza indicazione alcuna… sono elementi fondamentali per la costruzione della nostra autostima.

 

E' invece con il graduale affievolimento di queste esperienze che piano piano si è venuto a sfaldare quel legame primordiale che teneva uniti volontà e azione, fuoco e terra. Il tutto  a favore di un nuovo sodalizio, quello tra volontà e pensiero.  

 

In altri termini in molti di noi il desiderio di voler dedicarsi a qualcosa viene immediatamente invaso da pensieri limitanti che ci frenano e che, se ascoltati, vengono a ricordarci che in fondo dubitiamo delle nostre capacità. 

 

Sarò capace? Non farò una figuraccia? Cosa diranno di me?

Non ho ancora l’esperienza sufficiente per provarci! 

 

Ovviamente non sto affermando che dobbiamo lanciarci nel buio o che è buona idea improvvisarci ciò che non siamo. Il buon senso prima di tutto: non possiamo per esempio inventarci terapeuti se non ci siamo formati per esserlo né tanto meno lo siamo se ciò che ci muove non è un sano interesse ad aiutare l’altro ma piuttosto quello di nutrire il nostro ego.

 

 

Detto questo, succede che oggi, è molto frequente che sia l’elemento aria -ovvero i nostri  pensieri- a manifestarsi subito dopo la comparsa di un nostro desiderio. Ciò porta ad un impoverimento del nostro essere, non solo perché rappresenta una battuta d’arresto sul piano del fare ma perché abbiamo bisogno di tutti e quattro gli  elementi per essere in equilibrio e stare bene.

 

L’acqua, il quarto di questi elementi, ci dona la capacità di adattamento.

 

Be water my friend” recitava Bruce Lee. Resta fluido, non irrigidirti. Perché l’acqua si adatta alle circostanze, è capace di aggirare gli ostacoli che incontra, ed è in continuo processo di trasformazione. 

 

L’acqua nel ciclo della Genesi - come brillantemente spiega il Dottor Gianpaolo Giacomini - entra in scena come ultimo elemento, ma non per importanza.

 

Questa la consequenzialità degli elementi: “quando senti di voler intraprendere qualcosa -fuoco: primo elemento- lavora con costanza e con impegno per ottenerlo e fallo! - secondo elemento: terra-. Solo dopo avere vissuto l’esperienza, dopo aver creato, fermati e domandati come è andata; valuta se puoi cambiare qualche aspetto della tua opera -terzo elemento: aria-. E solo allora apporta le modifiche alla tua opera sia esso un progetto, un’invenzione, una conferenza, una dolce…- quarto elemento: acqua-. Con la giusta dose di fluidità modifica, proprio come l’acqua che modifica la sua forma a seconda del recipiente che la contiene.

 

E ricorda, l’acqua cambia la forma ma non la sua essenza.

 

Vi saluto con parole che mi vennero rivolte da una persona a me molto molto cara quando iniziai a lavorare su me stessa prima di iniziare ad esercitare come psicologa e di scoprire la ricercatrice che è in me…

 

….” ma quando ti troverai in quel cammino, ti troverai in relazione con te a chiederti se sia o meno opportuno,

e talvolta per saperlo devi proprio incamminarti,

non basta pensare o ipotizzare di compiere quell'azione,

devi proprio compierla

e una volta che l'hai compiuta potrai dire

se sia o non sia opportuna a te…

 

 

Un caro saluto

Wilma

 

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