Con il senno di poi avrei agito diversamente

Se hai fatto click per leggere questo articolo probabilmente è perché questa frase risuona dentro di te: la riconosci.

 

Ciò succede perché questo modo di ragionare, questa forma di linguaggio “ora che so, se potessi tornare indietro…agirei diversamente…” è quella della nostra mente, una mente che non smette mai di parlarci, di suggerirci come sarebbe stato meglio se ci fossimo comportati in quel modo e non in quell’altro, di farci sentire pertanto imperfetti, sbagliati, non all’altezza della situazione. Questa sua presenza così costante nella nostra vita di tutti i giorni, questo mormorio come nota di fondo nelle nostre teste, rende questo linguaggio a noi familiare, ed il familiare -proprio per la sua caratteristica di ripetitività- diventa per l’essere umano sinonimo di VERO.

 

 Immagine di Elisa Riva da Pixabay 

 

Le due facce della mente

 

La nostra mente ha sicuramente un valore inestimabile: riconoscerlo è doveroso; grazie ad essa abbiamo potuto scoprire, creare, mettere in dubbio, risolvere ed apprendere, e lo facciamo tuttora, ogni giorno. Dovremmo però iniziare ad essere più onesti con noi stessi e con ciò che ci appartiene ed iniziare ad abbracciare l’idea che anche per ciò che concerne la nostra mente, esiste un altro lato della medaglia. Nemmeno lei è esente dai suoi lati in ombra. Il suo volto nascosto è quello che riguarda le menzogne che ci narra ogni giorno, detto in modo più incisivo: la nostra mente ci mente. La mente ci inganna e lo fa attraverso degli strumenti, stratagemmi che si è costruita nel tempo.

 

 

La mente mente nel momento in cui si mette in moto per creare scenari dentro di noi -anche piuttosto ricchi di dettagli- che mai e poi mai si verificheranno. Sono sicura che in questo stesso istante in cui stai leggendo questo articolo, sei in grado di andare con il pensiero a quando ti sei fatto mille pippe su qualcosa che poi non è successo, isnt’it?



La mente mente nel momento in cui ci sussurra nell’orecchio di stare attenti perché “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”. E lo fa perché ogniqualvolta che ci si presenta una situazione che porta con sé delle analogie con un precedente avvenimento -spesso legato alla giovane età- in cui abbiamo provato dispiacere perché ci siamo sentiti "presi in giro" o "fregati" ..lei è lì pronta a dirci senza farsi esplicitamente sentire "sta' attento, ricorda cosa hai sentito allora dentro di te, vorrai mica risperimentarlo ora?"

Con questo non voglio dire che non esistano persone opportuniste, pronte a trarre del "buono per sé, a discapito degli altri. Voglio invece sottolineare quanto sia importante diventare consapevoli di questi trucchetti agiti in modo automatico dalla nostra mente, perché grazie a questa consapevolezza possiamo iniziare a conoscerci e a lavorare su noi stessi per disattivare pian pianino certi automatismi e strutture di pensiero pesanti come sassi.

 

 

Di esempi ne potremmo fare all’infinito: il principio sempre quello: la mente apprende e ripropone ogni giorno ciò che ha appreso in precedenza. Si chiama automatismo ma non si chiama "io sono fatto così e dovete accettarlo" o "io sono fatto così e non posso farci niente", altrimenti il lavoro su di sé, volto a scardinare false credenze e pesi inutili che ci portiamo ogni giorno sulle spalle - e nella testa!- non avrebbe alcun senso.

 

Il senno di poi

 

Come dicevo in apertura la mente ci mente anche quando ci fa credere che non avremmo dovuto comportarci come abbiamo fatto nel passato, ovvero che in sostanza avremmo potuto fare di meglio. Avremmo potuto garantire una nascita più rispettosa a nostro figlio, se solo ci fossimo informati meglio; avremmo potuto evitare di avere quella relazione così disastrosa, se mi fossi amata di più; avrei potuto evitare tutto quel casino con le insegnanti, se solo me ne fossi stata zitta, etc...

 

Uno degli stratagemmi che usa la nostra mente per farci restare ancorati a questo passato che non si è svolto come avremmo desiderato che si svolgesse è l’uso del senno di poi.

 

“Con il senno di poi” è un’espressione che usiamo sovente ma che non contiene nessuna Verità. Questo perché ciò che facciamo ora è esattamente ciò che possiamo fare; è il meglio che possiamo offrire. Ciò che abbiamo fatto in passato è esattamente ciò che potevamo fare: è il meglio che potevamo offrire.

 

Immagina che ogni volta che dai vita ad un comportamento/scelta/reazione, questa è preceduta da una riunione che avviene al tuo interno tra le varie sfaccettature che compongono la tua personalità: un Consiglio Interiore si riunisce per emettere un verdetto. E' lui che decide e ogni volta il suo obiettivo è quello di farti prendere la miglior decisione che tu sia in grado di prendere in quel momento, niente di più, niente di meno, niente di meglio, niente di peggio: quella è.

 

 foto di Jana V.M da Pixabay

 

Potremmo invece affermare nel vero che oggi potresti reagire in modo diverso da come hai fatto nel passato, ma non perché puoi giocarti la carta del "so come è andata a finire l'altra volta ma perché oggi il tuo Consiglio Interiore è diverso da ieri; esso cambia continuamente e lo fa insieme a te: quanto più lavori su te stessa, quanto più ti ri-allinei con la tua  vera essenza, quanto più esso darà vita a delle scelte più pure ovvero meno condizionate dalla paura.

 

“Il Senno di poi è un artificio della mente:

 

in ogni momento della nostra vita 

abbiamo scelto al meglio 

per quello che era la nostra situazione emotiva,

fisica e psichica di quel preciso istante”

 

Giorgia Sitta

 

A te ora che lo sai, l'arduo ma non impossibile compito di far pace con te stesso ed accettare che così è. Di accettar-TI nelle tue diverse forme: quando sei rimasta ammutolita dinnanzi a quel rimprovero, quando invece hai sputato fuoco e fiamme dinnanzi a quell'altro attacco. Hai fatto del tuo meglio in quel momento: hai fatto ciò che era il meglio che potevi fare.

 

Come accettare con più facilità questa cruda verità? Una strada che mi è risultata molto utile e che ripercorro ogni volta che la mia mente cerca di sviarmi dalla retta Via è quella di ricordare a me stessa che tutto ciò che mi accade -sia esso qualcosa che io valuto come positivo o come negativo- mi serve. E' lì pronto per me, per permettermi di entrare in contatto con qualche parte di me che ancora non conosco -che è in ombra nella mia psiche- per usare la terminologia del caro Jung- e per portarlo alla luce. 

 


Se mi affliggo perché dinnanzi ad una situazione di ingiustizia io sono rimasta bloccata e mi crogiolo in questo dolore per non aver mosso un dito, con uno sforzo consapevole, ricordo a me stessa che questo dolore -che in primo luogo accetto e non cerco di togliermi di dosso- vuole infondo fami vedere qualcosa che mi riguarda profondamente.

 

Potrebbe parlarmi (è solo un esempio) della mia credenza erronea riguardo alle mie risorse. Quel dolore potrebbe invece gridare il mio non voler più indossare quel ruolo che mi sono cucita addosso durante questi anni, un ruolo di vittima -che subisce e non sa reagire- Inizio a percepire allora quella situazione, come una preziosa opportunità per mostrarmi che non è vero che l'unica via d'uscita da un'ingiustizia subìta è quella che porta verso il silenzio e la rassegnazione -come posso invece aver imparato nella mia infanzia- ma che invece potrebbero esserci altre possibilità, tra cui quella di dire "stop, lontano da me!".

 

E dunque perché crogiolarsi per non essere stata in grado di reagire se è solo passando attraverso la percezione nelle mie viscere del mio senso di impotenza, che posso dire che questa strada non mi appartiene, ma è solo stata appresa? 

 

Come potrei comprendere questo pezzo del puzzle che mi mancava (com-prendere significa portare dentro di sé) se non attraverso un'esperienza diretta? 

 

Facciamo pace dunque con le nostre reazioni che abbiamo avuto nel passato, smettiamo di giudicarci, togliamoci dalla testa che avremmo potuto agire in modo diverso. Se avessimo agito in quel momento in modo diverso -cosa comunque impossibile: il passato è passato e come tale non modificabile- non avremmo avuto l'occasione di fare quell'esperienza che non a caso, era esattamente quella che ci serviva. 

 

 

 

il passato ci offre la possibilità di conoscerci attraverso l'esperienza


evolvere attraverso la comprensione della stessa

 

 

 

Il passato

 

non è la nostra condanna

 

 

 

 

Alle mie cadute, alle mie cicatrici

benedette voi siate

con affetto

 

Wilma Riolo

Psicologa, Psicologa Perinatale e Ricercatrice Indipendente

 

 

 

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