Bambino Adulto Genitore: siamo tre in Uno

E’ sorprendente pensare che puoi essere tre in uno: un bambino, un adulto ed un genitore. Tre che si prendono per mano e che si muovono con disinvoltura sul palcoscenico della vita. Ora la protagonista è la tua bambina che ama giocare con il suo gatto, ora lo è l'adulta che si occupa di quella tristezza che è venuta a farti visita, ora il genitore che si prende cura del figlio o del suo progetto di vita.

 

Tre, un bel numero!

 

 

 

Tanto il 2 divide, quanto il 3 unisce: basta pensare alla forma del triangolo dove due punti separati nello spazio si uniscono convergendo in un terzo punto situato più in alto. Il tre è unione, è l’approccio al conflitto dualistico che tiene insieme entrambe le parti, non rinnegando nessuna delle due. 

 

E dunque accogliere il tre dentro di te significa accogliere gli opposti: lasciare che si manifestino e che comunichino tra loro tutti i molteplici aspetti che parlano della tua persona. Tanto quelli che riguardano la bambina che vive in te - essere che percepisce di avere ancora bisogno degli altri-  così come quelli che riguardano la donna adulta che sei, colei che invece è capace di occuparsi di sé.

 

A fare da collante è il genitore interiore, quella qualità che nasce nel momento in cui impariamo a fare spazio dentro di noi sia alla nostra parte bambina che a quella adulta, senza giudicarle sbagliate.

 

Un atteggiamento interiore che emerge in noi attraverso un lavoro su di sé quotidiano le cui caratteristiche principali sono l'osservazione di sé, l' ascolto privo di commenti giudicanti verso le emozioni che si manifestano, la cura amorevole verso se stessi e tanto, tanto esercizio pratico fatto di azioni volte a creare una corrente nuova, un flusso diverso rispetto a quello che abita il nostro modo abituale di essere.

 

Diventiamo genitori di noi stessi quando, in seguito ad un lavoro mirato sulla nostra personalità, lasciamo che la nostra anima emerga sempre di più. Questo accade perché attraverso lo smantellamento di modalità d'essere che abbiamo appreso, ma che ci sono poco funzionali perché non in linea con la nostra autenticità, creiamo sempre più spazio alla manifestazione dell'anima, che è la nostra vera essenza.

 

 

Il genitore interiore è frutto dell'impegno che scegliamo consapevolmente di indirizzare verso due filoni di apprendimento: 

 

 

imparare a ACCOGLIERE con sguardo materno le emozioni turbolente che nascono in noi  quando sentiamo che l'altro non sta soddisfacendo o non ha soddisfatto in passato i nostri bisogni. E queste emozioni sono la voce della nostra parte interiore

 

imparare a TRASFORMARE i nostri aspetti infantili, come il nostro bisogno di dipendenza o di ricevere l'approvazione altrui, in capacità di sapersi occupare di sé e di godere della proprio bene placito.

 

Quando il genitore interiore è anche solo in parte attivo, ma pur sempre presente, diventare genitori di una creatura che viene al mondo, risulta assai più semplice rispetto alla situazione nella quale colui che è chiamato a diventare genitore di un figlio, ha dei forti tratti infantili a discapito di quelli adulti.

 

Quando il figlio percepisce che il grande ne sa quanto lui in termini di accoglienza emotiva (non amo il termine "gestione delle emozioni") e trasformazione degli aspetti infantili in qualità adulte, sorgono i problemi. 

 

I figli iniziano a manifestare nelle mura domestiche i sintomi dei genitori che parlano dell' ancora non presa in carico da parte dei genitori della loro vita emotiva: la loro Vita Dentro.

 

 

Abbiamo detto che la nostra parte bambina è quella che sente di non essere capace di affrontare da sola le difficoltà che si snodano lungo il sentiero della vita. Bambino del resto è colui che viene al mondo privo della facoltà di potersi occupare di sé e che per sopravvivere ha bisogno dell’aiuto di un genitore o di chi per esso. La stessa cosa succede in natura: il cucciolo non sa procurarsi da sé il nutrimento necessario alla sua sopravvivenza, all’inizio deve avvalersi dell’aiuto della sua mamma e del suo papà orso per mangiare.

 

La tua parte adulta invece è colei che si prende cura di te perché sa farlo; lei sente quando hai bisogno di spazio per te stessa, di tempo per dedicarti alle tue passioni, di regali per onorare la tua bellezza, e si attiva per soddisfare le tue necessità. In quel "lasso di tempo" che ti vede costellata da tante rinunce personali perché sei madre di un figlio è di fondamentale importanza che la tua parte adulta sia attiva, pena l'eterna rinuncia a te stessa.

 

L’adulta che vive in te sa molto bene che tu sei la protagonista della tua storia e come custode di questa conoscenza così autentica quanto profonda, viene a ricordarti che per poter offrire amore intorno a te, devi in prima istanza coltivarlo dentro di te

 

Questo messaggio, custodito nelle parole pronunciate da Gesù il Cristo “Ama il prossimo tuo come te stesso”, riportate nel Vangelo di Matteo, è molto più di un comandamento, perché esso incarna una legge divina secondo la quale è realmente possibile amare l’altro solo nella misura in cui amiamo noi stessi. Non si tratta quindi di fare lo sforzo di aderire ad un comandamento perché così è stato indicato da una delle figure spirituali più significative che siano esistite in Terra, ma di sperimentare su se stessi la veridicità racchiusa in queste parole. 

 

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Bene, arrivati a questo punto sappi che se desideri fare emergere in te il tuo genitore interiore, c'è un Lavoro che ti sta aspettando e che si snoda su alcuni aspetti:

 

- Ama la tua bambina interiore: non giudicarla

 

Rispettare la bambina che sei e che fa capolino di tanto in tanto nel tuo mondo interiore significa sentire che, anche se durante la tua infanzia ti è stato detto di “non fare la bambina”, la verità è un’altra: questa bambina ha tutto il diritto di avere il suo sacrosanto spazio dentro di te. Farle spazio significa non giudicarla.

 

Il giudizio regna laddove i nostri aspetti più mentali sono di casa, ovvero laddove la nostra parte pensante è fortemente attiva e pronta a ricordarci che ciò che stiamo sentendo non va bene perché così non si fa. Quella voce che ti suggerisce che il pianto è roba da bambini o che pretendere attenzioni dagli altri non ti si confà perché hai una certa età, va identificata chiaramente come voce giudicante e lasciata andare via.

 

- Ama la tua bambina interiore: accoglila

 

Accogliere la tua bambina interiore significa accogliere le emozioni che si palesano attraverso lei.

 

Quando rabbia, tristezza, dolore vengono a farti visita, offri loro un saluto. "buongiorno tristezza, da oggi provo a non fare di tutto per rimandarti giù cercando mille distrazioni intorno a me. Resto qui a sentirti e provo a non commentarti. Provo a non fare nulla che passi attraverso la mente."

 

Questo è un sano atteggiamento di accettazione. La tristezza si protrae nel tempo quando a lei ti opponi. Dalle spazio, lei se lo prenderà ed una volta occupato tutto questo spazio, se ne andrà, come un ospite che dopo una serata trascorsa a casa tua, lascia la tua dimora.

 

Accogliere la tua bambina interiore significa anche farla sentire libera di manifestarsi. E sai cosa fa sentire libera una bambina? Il percepire che le differenti manifestazioni del suo essere vengono accolte, senza impedimento alcuno.

 

E qui entra in scena il gioco. Hai letto bene, IL GIOCO!

 

Ma cosa c’entra il gioco con tutto ciò? Ora te lo spiego. 

 

I bambini amano profondamente giocare perché nel gioco trovano quella possibilità di esprimersi in tutto e per tutto senza quegli impedimenti che invece fanno parte della realtà e che per forza di cose caratterizzano la relazione tra due o più individui.

 

Mentre nel genitore il bambino trova inevitabilmente delle barriere alla sua libera espressione (come è anche bene che sia in un’ottica di definizione di sani confini), nel gioco, come per magia, queste barriere cadono e si aprono scenari molto più ampi e veritieri rispetto alle mura di casa o quelle della scuola.

 

Sì, la bambina che porti dentro ama profondamente giocare, giocare con ciò che la fa stare bene. Noi abbiamo dimenticato quanto sia bello e gratificante giocare; lo abbiamo dimenticato perché abbiamo smesso di giocare; nella nostra vita di adulti il gioco è venuto meno per via di tutta una serie di condizionamenti culturali ma il gioco ha sempre rappresentato e dovrebbe continuare a farlo, la modalità elettiva del bambino per mantenere viva e sviluppare la sua creatività, quell’aspetto dell’essere umano che gli permette di superare vecchi schemi di pensiero e lavorare sulle resistenze al cambiamento.

 

Quindi per donare accoglienza alla tua parte bambina devi molto

semplicemente fare giocare la bambina che è in te. E ciò significa che quando ti ritrovi a vivere dei momenti di grande smarrimento o profondo sconforto, la porta d’accesso verso l’accettazione di ciò che sta sperimentando la tua bambina, è il gioco: fa' tutto ciò che ti faceva stare bene quando da piccola sentivi la necessità di evadere dalla realtà quotidiana.

 

Se da piccola ti piaceva giocare con il pongo, che pongo sia! Sì proprio oggi che sei rientrata stanca da una giornata faticosa al lavoro e ti viene da piangere, lascia che le tue dita affondino nel pongo. Se sei esausta e senti che il mondo ti sta crollando addosso perché la tua creatura non dà cenni di voler nascere, se amavi disegnare, fatti regalare delle matite dai mille colori e lascia che la mano ti conduca verso la tua creazione artistica

 

Permetti alla tua parte adulta di manifestarsi:

 

Dopo aver lavorato sull'accettazione delle emozioni interiori che fanno capolino in noi quando viene a farci visita la nostra bambina interiore, bisogna dare vita ad un lavoro di integrazione che si basa su una serie di esercizi quotidiani volti ad imparare a prendersi cura di sé e a non cercare all'esterno l'approvazione. (in realtà sono tanti altri gli aspetti su cui lavorare ma questi due rendono sono centrali)

 

- IMPARA A PRENDERTI CURA DI TE

 

Imparare a prendersi cura di sé non lo si fa dall’oggi al domani. Si tratta di un processo lento e graduale che va nutrito tutti i giorni. L’obiettivo deve essere chiaro così come chiara deve essere l'ubicazione del Nord, per chi cerca di orientarsi in montagna.

 

Io voglio imparare a prendermi cura di me” questo è un intento chiaro e ben definito. Puoi scriverlo su un diario e leggerlo tutte le mattine appena sveglia così da portarvi la tua attenzione consapevole ogni giorno.Una volta stabilito e rinfrescato l’intento, è necessario passare all’azione dando vita ogni giorno a piccoli gesti quotidiani in cui al centro vi sia tu e la cura che scegli deliberatamente di offrire a te stessa. Potresti comprarti una piantina la cui bellezza senti voler portare nella tua dimora, o quel maglione che hai già adocchiato ma che è rimasto in vetrina. Anche i gesti, non solo gli acquisti, sono grandi alleati in questo lavoro di integrazione della parte adulta. Startene sotto le coperte con una tazza di tè dicendo chiaramente a te stessa che questo momento è tuo, tutto tuo. Optare per un cinema, ma sempre tenendo a mente l'intento che tiene in piedi questa azione: mi sto prendendo cura di me.

 

- IMPARA A NON CERCARE L'APPROVAZIONE ALTRUI

 

Ognuno di noi ha una parte impulsiva, quella che trascende la ragione e che tira dritto come cavalli impazziti che scelgono loro dove portare la carrozza a cui sono legati. Bene, questa parte va addomesticata. Ogniqualvolta senti la necessità di chiedere un'opinione ad una tua amica rispetto ad una scelta che senti di non riuscire a prendere; ogni volta che senti una grande indecisione di fondo dinnanzi all'acquisto tra due capi, agisci. Non chiedere "tu cosa faresti?", agisci e resta immersa in quell'attrito che sentirai dentro di te: è un attrito fastidioso ma utilissimo per dar vita ad una nuova parte di te che chiede a gran voce di essere integrata: la tua parte adulta che sa scegliere da sé. Trova ogni giorno occasioni per lavorare su questo aspetto e resta ad osservare la tua trasformazione.

 

Lavora su te stessa, ci sono molte persone lì fuori che hanno bisogno del tuo personale contributo. Esso giace in te, in nessun altro, e solo tu puoi portarlo alla luce.

 

Ti auguro un buon Lavoro!

 

Wilma Riolo

- Psicologa e Ricercatrice Indipendente-

 

 

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