Il paragone e l'uso inappropriato che ne facciamo

Uno degli elementi che concorre alla creazione dell’inadeguatezza al nostro interno, è l’uso che abbiamo imparato a fare del paragone. Mi piace molto ricordare ai miei pazienti e a me per prima, che non è “una cosa di per sé” a generarci dei problemi, ma è l’uso che di quella cosa facciamo. Così come non è lo zucchero in sé, il diretto responsabile di alcuni dei nostri problemi di salute, ma lo è invece l’uso spropositato che di questa sostanza facciamo, lo stesso vale per il paragone.


L’esistenza del paragone ci è utile per spiegare la pluralità della nostra esistenza. All’atto pratico siamo tutti diversi gli uni dagli altri per un motivo ben preciso: il Divino ci ha creati diversi perché infinite sono le modalità attraverso le quali Egli può esprimersi attraverso di noi. Non c'è pertanto un bene e un meno bene, ma piuttosto una pluralità che in ultima istanza è sinonimo di ricchezza. Pertanto non dovremmo puntare ad essere come l'altro, ma scoprire piuttosto chi siamo realmente ed una volta fatta pulizia mentale ed emotiva al nostro interno, dovremmo imparare ad amarci così come siamo stati creati senza più nutrire quello sguardo che vede l'altro migliore rispetto a noi.





Il paragone di per sé ci aiuta a riconoscere parti di noi e degli altri: Diego è più introspettivo rispetto a Dario mentre quest’ultimo è più propenso alle attività di gruppo. Queste semplici affermazioni che fanno ricorso all’ uso del paragone, ci possono per esempio essere utili per conoscere meglio i nostri figli e per darci delle indicazioni su come dirigere al meglio il nostro operato educativo con ognuno di loro.

Tuttavia, come dicevo all'inizio, è l'uso inappropriato che facciamo del paragone ad aver creato e a continuare a generare della frustrazione al nostro interno e negli altri e non il ricorso alla mera comparazione.




Noi umani tendiamo a usare il paragone per fare notare ad una persona (ed in silenzio a noi stessi) ciò che le manca, ciò che non ha, in quali aspetti la sua personalità è deficitaria, e questo accade ancora una volta perché ci ostiniamo a ignorare delle grandi verità che ci sono state tramandate da grandi maestri che sono da noi giunti per farci un po’ destare dal nostro torpore collettivo ed individuale.

Diceva Osho: “ chi ha mai detto che il bambù è più bello della quercia, o che la quercia ha più valore del bambù? Pensi che la quercia voglia avere un tronco cavo come questo bambù? O che la quercia provi invidia perché è più grossa e le sue foglie cambiano colore in autunno? L’dea stessa che i due alberi facciano un confronto tra loro sembra ridicola, ma noi esseri umani sembra che troviamo questa abitudine estremamente dura da spezzare.

Personalmente mi trovo molto d’accordo con il mistico e maestro spirituale indiano: noi troviamo quest’abitudine molto dura da spezzare ed infatti ciò che ci accade è che ci ritroviamo a diventare una pianta diversa dal seme da cui ella stessa è nata. Qualcosa che in natura non è affatto possibile che avvenga - hai mai visto un seme di fico diventare una betulla? - noi lo abbiamo reso possibile.

Il paragone ha trovato spazio nell’essere umano ed ha portato con sé molta sofferenza. Sulla scia di continui paragoni, la nostra individualità che invece sarebbe fiorita in maniera più semplice se fosse stata riconosciuta e accuratamente innaffiata da chi ha il dovere di farlo quando siamo ancora poco più che bambini, ha in tutti noi iniziato a ritrarsi lasciando sempre più spazio alla nostra personalità che altro non è che il nostro essere meccanico lontano dall’origine ovvero dalla nostra anima.


A noi il compito di rieducare noi stessi per poter al meglio i nostri figli educare (dal latino educere: tirare fuori il meglio che ognuno porta dentro di sé). Ecco un altro motivo per cui non smetterò mai di invitare gli adulti ad aprirsi al Lavoro Interiore e a smettere pertanto di vivere la vita con quella meccanicità con cui viene invece vissuta e trasmessa alla prole.

Dobbiamo impegnarci a estromettere il paragone dal nostro linguaggio quotidiano. Non basta infatti rendersi conto del potere distruttivo che il paragone ha dentro e intorno a noi; dobbiamo iniziare a riconoscere quante volte lo usiamo e dobbiamo imparare a fermarci, sospendendo le parole che stiamo per dire, ogni volta che ci ritroviamo a vivere la meccanicità del nostro linguaggio quotidiano colmo di paragoni. Osservarci: dobbiamo imparare ad osservarci. L'auto osservazione resta uno dei capisaldi del Lavoro Interiore.


Buone riflessioni e buon esercizio


Un abbraccio

Wilma Riolo

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